John G. Neihardt · Alce Nero parla

Alce Nero è stato un «uomo della medicina» vissuto dal 1863 al 1950 ed appartenente alla tribù degli indiani Ogala. In questo libro, scritto nel 1932, racconta attraverso la scrittura di John G. Neihardt la sua vita e, in particolare, la sua grande visione avuta da fanciullo.

Nato e cresciuto durante una terribile fase di soprusi e massacri compiuti dagli invasori «bianchi», Alce Nero si sente investito, a seguito della sua visione, del grande dovere di aiutare a salvare la nazione dei nativi americani.

Erano venuti per uccidere le nostre madri e i nostri padri e noi, e quella era la nostra terra.

Per questo è testimone e partecipe di famose battaglie contro i soldati invasori, prima insieme a Cavallo Pazzo, poi con altri gruppi in seguito all’uccisione di quest’ultimo.

Per quanto questo libro possa essere stato in qualche modo «filtrato» dalla scrittura di un’occidentale, ed infatti ha suscitato qualche controversia il modo in cui ha raccontato la cultura e la religione degli Ogala, rimane comunque un fortissimo testamento e denuncia delle colpe commesse dagli invasori «occidentali» (si può dire anche se in realtà venivamo da oriente rispetto all’America?).

Ricevevamo più menzogne che bestiame, e non potevamo mangiare le menzogne.

Vedere la storia dalla parte dei vinti è spesso molto istruttivo, ed Alce Nero parla è sicuramente un libro a dimostrazione di questa teoria.

[Adelphi · 280 pagine · isbn 9788845907562]

William J. Bernstein · The Four Pillars of Investing

Ultimamente mi ha un po’ preso questo interesse per l’economia, sarà forse perché mi sono imbattuto in quell’ambito, di grande moda ultimamente, della cosiddetta «finanza personale». Se si gira un po’ sul web prima o poi si potrebbe incontrare l’argomento. Sia come sia, questo libro viene sempre tirato in ballo quando si parla di questi argomenti, mi è sembrato quindi logico provare a vedere da che cosa derivi tutta questa considerazione.

Il libro è diviso in quattro parti principali (che corrispondo alle colonne del titolo), più una parte finale pratica, in cui si cercano di mettere insieme i quattro pillars per creare una serie di portafogli di investimento. I pilastri ad ogni modo sono:

  1. Teoria
    Cosa sta alla base dell’investimento, il rapporto tra rischio e prospettive di guadagno, perché anche gli esperti non riescono a valutare il guadagno futuro dei vari tipi di investimento, perché le differenze tra i vari tipi di gestione attiva sono solo dovute a fortuna e non a capacità, la diversificazione dell’investimento, eccetera.
  2. Storia
    Qui Bernstein ci porta indietro nel tempo, anche di centinaia di anni, per mostrarci come e perché si sono verificate le crisi finanziarie nella storia. Da questi avvenimenti passati si possono ottenere utili insegnamenti, non tanto per prevedere il futuro, cosa impossibile sui mercati, quando per prepararci al meglio alle evenienze negative.
  3. Psicologia
    Come la nostra mente cerca spesso e volentieri di farci prendere le decisioni peggiori ed irrazionali nel campo degli investimenti.
  4. Business (ovvero l’industria finanziaria)
    In cui si vede chi sono i «player» attraverso cui fare investimenti: broker, gestori di fondi, società di gestione del risparmio, ecc…, e quali sono i loro obiettivi. Oltre a che, soprattutto, come questi obiettivi spesso divergano da quelli del risparmiatore o dell’investitore.

C’è davvero parecchia carne in questo libro, come si vede, e nell’elenco sopra ho soltanto grattato la superficie delle informazioni che vengono presentate e discusse.

Una delle parti che più mi è piaciuta ed ho trovato interessante è l’excursus che Bernstein ci presenta sulla storia dei mercati e dell’investimento. Del resto a chi non piace leggere un po’ di storie sulle persone e sui crash di mercato spettacolari?? In generale, comunque, tutto il libro è molto interessante, con l’esclusione della parte finale in cui vengono affrontati alcuni aspetti molto americani (la tassazione, ad esempio), poco utili per un italiano od un europeo.

Escludendo la parte di cui scrivevo sopra, per cui non si può certo farne una colpa all’autore, ho trovato questi Four Pillars davvero interessanti ed approfonditi, in una lettura scorrevole e non troppo tecnica, direi accessibile anche da chi, come me, ne sa poco sulla materia. Credo che un po’ di conoscenza finanziaria non possa che fare bene a tante persone (io per primo), visto che tutti i rapporti dicono che noi italiani siamo davvero carenti in questo campo.

PS: questo libro c’è anche in italiano, edito da Gribaudi.

[McGraw-Hill · ebook · 352 pagine · isbn 9780071759175]

Alfred Lansing · Endurance

All’inizio della lettura mi sono un po’ pentito della scelta. Perché mi sono messo a leggere un libro di esplorazione ed avventura? Poi proprio il racconto di una di queste «prove di forza umane» al limite del machismo, per vanteria di una qualche potenza mondiale! Ma dov’è che ho letto di questo libro? Perché dovrebbe interessarmi?

La realtà è che qualche anno fa mi è capitato di leggere I ragazzi di Barrow di Fergus Fleming (in realtà l’ho regalato a mio padre – per poi farmelo prestare, ovvio), che racconta una parte di questa corsa alle esplorazioni. Lo fa da un punto di vista completamente diverso rispetto ad Endurance, un po’ più dal punto di vista storico, fatto sta che sempre di esplorazioni parla. Il libro di Fleming mi era piaciuto davvero molto, e mi ha lasciato la voglia di leggere di più sull’argomento. Tempo dopo devo aver letto da qualche parte di Endurance, l’ho segnato nella lista dei libri da leggere, ed eccoci qui ora a recensirlo.

Come scrivevo in apertura, all’inizio mi sono sentito un po’ annoiato e forse anche spaesato. Magari era la mia scarsa conoscenza del tema letterario dell’avventura, fatto sta che dove I ragazzi di Barrow era quasi spiritoso nel raccontare qualche peripezia, qui ci si trova immersi nel racconto senza particolari sprazzi o arzigogoli. Poi però, andando avanti, anche questo stile di scrittura tutto sommato asciutto è riuscito a prendermi, forse sono anche stato in grado di immedesimarmi maggiormente, fatto sta che sono arrivato alla fine davvero immerso nella storia.

Pensare a certe situazioni sul divano con il riscaldamento acceso in casa fa abbastanza impressione.

[TEA Libri · 308 pagine · isbn 9788850203932]

Colson Whitehead · La ferrovia sotterranea

La Ferrovia Sotterranea (in lingua inglese: Underground Railroad) era una rete informale di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati dal XIX secolo dagli schiavi afroamericani negli Stati Uniti d’America, per fuggire negli “Stati liberi” e in Canada con l’aiuto degli abolizionisti che erano solidali con la loro causa.

Dalla wikipedia

Se devo essere sincero, non ho ben capito la necessità di «trasformare» in maniera così fantasiosa, come ci viene proposto in questo libro, la natura di questa «ferrovia sotterranea». Se ci si voleva concentrare su altri aspetti, lasciando da parte quelli «tecnici» della fuga di Cora, la protagonista, allora forse sarebbe bastato non parlarne. Se invece lo scopo era quello di aggiungere una sfaccettatura fantasiosa, quasi onirica, alla fuga, ecco che si apre una riflessione sul perché di questa scelta. Forse per aggiungere un aspetto di viaggio, oltre a quello di fuga, a voler simboleggiare la trasformazione, la crescita e l’aspettativa data dall’arrivo (ovvero la libertà)?

Ad ogni modo, nella sua fuga dalla prigionia e dalla schiavitù dei campi di cotone degli Stati Uniti del sud, Cora si ferma in varie «tappe», che le danno modo di raccontarci le diverse modalità con cui gli americani bianchi opprimevano le popolazioni nere. Partendo appunto dallo schiavismo fino ad arrivare ai linciaggi ed alle persecuzioni, passando per altre forme più sottili di oppressione, come ad esempio le campagne di sterilizzazione. In questo viaggio Cora può vedere questi diversi aspetti, e crescere grazie a queste esperienze ed alle persone che ha modo di incontrare.

Per un italiano medio come me, che vive in una società che ha cercato di rimuovere tante cose dalla sua memoria, tra cui appunto lo schiavismo, questa lettura e la ricostruzione di una fuga che l’autore ci propone è un racconto forte ed importante. Sicuramente ho avuto modo di imparare dall’avventura di Cora: una cosa è sentire generalmente parlare della questione dello schiavismo negli Stati Uniti, un’altra è leggere una ricostruzione di come si vivesse in quelle terribili condizioni. Sui livelli di abbrutimento che l’uomo può raggiungere quando opprime i meno fortunati di lui, invece, ormai non mi sorprendo più di niente.

Spero solo che gli aspetti più fantastici del romanzo non spingano qualche lettore a derubricare tutto come una fantasia.

[SUR · 376 pagine · isbn 9788869980879]

Stefano Mancuso · L’incredibile viaggio delle piante

Un libro di aneddoti ed altre informazioni su come le piante si propaghino e si sono propagate nel mondo, fino ai suoi angoli più remoti e difficili. Queste storielle sono raccontate in maniera piacevole e sono anche interessanti, tuttavia sono presenti alcune sviste ed alcuni strani ragionamenti evoluzionistici, che a mio parere non avrebbero dovuto passare attraverso i controlli editoriali di una casa seria come Laterza. La velocità misurata in m/s2 è il «top», ed è pure scritta così due volte nel libro.

Il testo è accompagnato da acquerelli a tema vegetale-marittimo. Belli, ma completamente scollegati rispetto alle piante descritte nel testo che accompagnano, che invece trarrebbe assai giovamento da un qualche supporto iconografico.

Un libro dalle ottime premesse, ma dal risultato strano, affrettato, purtroppo assai deludente.

[Laterza · 144 pagine · isbn 9788858133323]

Yuval Noah Harari · Sapiens

È interessante come viene ripercorsa la storia umana fino al giorno d’oggi, mettendo in risalto i punti di rottura e di continuità che si sono succeduti nel tempo. Spesso viene anche dimostrata l’irreversibilità di certi cambiamenti e come questi ci abbiano in pratica «legato le mani», altre volte perché questi stessi cambiamenti abbiano potuto imporsi su altri.

Ho trovato molto interessante, in questo libro, il punto di vista sulle religioni, sulla loro origine, ragione di esistere e sulle loro trasformazioni. La definizione data di religione mi sembra interessante, così come è interessante vedere come si applichi a molte cose che non considereremmo normalmente religioni, come la giustizia universale, il comunismo, il capitalismo ed altre.

La parte che mi ha meno convinto del libro è quella finale, dove l’autore prova a fare predizioni ed a dare consigli per il futuro. L’ho trovata un po’ scontata, ma soprattutto paternalistica. Abbastanza antipatica, inoltre, la propaganda vegetariana, la quale tra l’altro cozza con lo stile di tutto il resto del libro, in cui l’autore ha cercato di evitare giudizi sulle cose raccontate.

In definitiva un libro che ha offerto una bella carrellata, scritta in uno stile divulgativo forse un po’ «caricato», come alcuni hanno criticato, ma che ho trovato adatto ad un prodotto che comunque vuole essere sì thought provoking (come scriverebbe Bill Gates, sul cui sito ho letto di questo libro), ma comunque accessibile ad un pubblico abbastanza ampio. Alcuni aspetti mi hanno decisamente «catturato», e sono sicuramente meritevoli di un ulteriore approfondimento futuro.

La biologia consente, la cultura proibisce. […] La cultura tende a sostenere che essa proibisce solo ciò che è innaturale. Ma da un punto di vista biologico niente è innaturale. Tutto quello che è possibile è, per definizione, anche naturale. Un comportamento realmente innaturale, cioè che vada contro le leggi di natura, semplicemente non può esistere.

[Bompiani · ebook · 544 pagine · isbn 9788858766811]

Hans Rosling et al. · Factfulness

La tesi sottesa a tutto questo libro è che «la situazione è grave, ma sta migliorando». Questa frase si può applicare a molti aspetti legati alla vita sulla terra: povertà, sovrappopolazione, istruzione, sanità, eccetera, e parlandone gli autori cercano di ottenere due obiettivi nel corso del libro:

  1. Dimostrare che, a dispetto delle notizie che ci arrivano tutti i giorni, su molte cose la situazione mondiale è migliore di quanto crediamo;
  2. Insegnare metodi di lettura dei dati e delle statistiche che ci permettano di trarre conclusioni più corrette sullo stato effettivo di una determinata cosa.

Ero partito nella lettura di questo libro un po’ scettico ed un po’ presuntuoso, ad esempio di saperne più della media sui trabocchetti delle statistiche, e se per certi versi ho avuto ragione, per altri ho avuto torto, ed alla fine il libro è stato quindi interessante ed illuminante. La lettura erronea dei dati, infatti, fa costantemente prendere decisioni sbagliate anche ai più preparati, e purtroppo le istituzioni che ci governano (e non solo loro), anche in buonafede interpretano spesso malamente i dati o li ignorano del tutto.

Uno dei casi più eclatanti affrontati da Rosling è quello della classificazione di «paese in via di sviluppo», che utilizza nientepopodimeno che l’ONU. La tesi è che questa classificazione è troppo semplicistica, fuorviante, e basata su dati obsoleti: l’economia mondiale è cambiata molto negli ultimi anni, tante persone sono nel frattempo uscite dalla povertà più profonda, e quindi gli autori propongono di sostituire questa dicitura in modi che diano un’idea più precisa delle reali condizioni di vita delle persone.

Ho trovato Factfulness molto interessante, insomma. Anche piacevole e scorrevole da leggere, seppure a tratti un po’ troppo autoreferenziale. A parte questo, comunque, il libro affronta molti temi importanti, ad esempio a proposito delle epidemie e dell’istruzione. Altri temi, invece, sono lasciati a margine o poco approfonditi. È un esempio di questi ultimi quelli riguardanti il cambiamento climatico. Si è sviluppato nel tempo un ampio dibattito intorno agli argomenti trattati o non trattati da questo libro, ed al di là di come la si pensi, bisogna dare atto a Factfulness di aver stimolato alcune importanti discussioni.

[Rizzoli · ebook · 308 pagine · isbn 9788858692905]

Truman Capote · Colazione da Tiffany

Un simpatico e breve romanzo che all’epoca, per le tematiche a cui accennerà nel seguito, ha certamente fatto la storia. Ora per lo più sopravvive, oltre che per il suddetto valore storico, per il fatto che l’interpretazione della Hepburn nel film tratto da questo romanzo sia diventata una icona pop.

Con questo non voglio intendere che sia un brutto romanzo, tutt’altro. È piacevole da leggere e coinvolgente, nonostante non succeda nulla e sia, essenzialmente, un ritratto ed una scoperta della «eroina», raccontata dal punto di vista di un vicino di casa.

Per quello che riguarda le tematiche, a cui avevo accennato all’inizio, ed anche sul perché abbia definito «eroina» il personaggio, Colazione da Tiffany è stato probabilmente una voce importante nell’autodeterminazione della donna, soprattutto per il diritto all’amore libero per il sesso femminile. Ora credo che, al di la di questa importanza storica, sia un romanzo che valga la pena essere letto se si vuole scoprire l’origine di una figura ormai mitica della cultura contemporanea.

[Garzanti · e-book · 110 pagine · isbn 9788811603719]

Paul Scharre · Army of None

Qual è lo stato dell’arte e quali sono le prospettive future delle armi cosiddette «autonome»? Questo saggio per prima cosa affronta che cosa si intenda esattamente per «arma autonoma» e che cosa le distingua, ad esempio, da un’arma «automatica». La definizione è in realtà piuttosto complessa, come si ci racconta Scharre, sfaccettata e non univocamente riconosciuta. Dopodiché l’autore ci accompagna allo studio di vari esempi di armi del passato, presente ed in (probabile) sviluppo futuro. Infine viene il momento di avventurarsi per il periglioso sentiero dei rischi e delle implicazioni etiche che gli armamenti autonomi portano con se, e dei lavori che la comunità internazionale sta portando avanti nel tentativo di definire e regolare, in qualche modo, il loro sviluppo ed impiego.

Paul Scharre è il direttore del Technology and National Security Program al Center for a New American Security e ci porta, dal suo punto di vista interno alla questione, davvero molte informazioni utili a conoscere il problema e la sua dimensione. Purtroppo l’analisi raccontataci da questo saggio porta ad un risultato, a mio parere, davvero pessimistico, nonostante le rassicurazioni dell’autore. Le premesse e la discussione di Scharre mi sono sembrate molto interessanti, mentre in paio di casi le conclusioni ed alcune argomentazioni le ho trovate non consequenziali ed in generale poco convincenti.

Rimane il fatto che la questione delle armi autonome potrebbe, ahimè, riguardare la vita (e la morte) mi milioni di persone in un futuro forse non troppo remoto, per cui ritengo utile e consiglio la lettura di un libro come Army of None.

[W. W. Norton & Company · ebook · 448 pagine · isbn 9780393608991]

Chimamanda Ngozi Adichie · Americanah

Ifemelu ed Obinze sono i due ragazzi del romanzo, raccontati in un giro che parte dalla scuola in Nigeria, passa per i tentativi di farsi una vita negli Stati Uniti o in Inghilterra, e si conclude di nuovo in Nigeria, con il ritorno a Lagos. Un giro ovviamente non privo di difficoltà ed amarezze, dal doloroso allontanamento alle problematiche dell’emigrazione da un paese africano verso il «primo mondo».

Il libro è essenzialmente una storia d’amore, che si dipana lungo tanti anni e tra tanti kilometri, ed in pratica è una storia per parlare di culture ed attualità del mondo moderno, in particolare dei processi migratori. È raccontato dall’«altra parte» rispetto a come siamo abituati, e benché il punto di osservazione sia comunque privilegiato anche all’interno dell’Africa, non per questo risulta meno interessante od incisivo.

Essenzialmente sono tre gli «shock culturali» raccontanti: dalla Nigeria agli Stati Uniti, dalla Nigeria all’Inghilterra e, in ultimo, il ritorno in Nigeria. Ho molto apprezzato quest’ultima parte, oltre all’importante denuncia delle piccole e grandi vessazioni gratuite subite dagli immigrati in «occidente». Allo stesso modo ho apprezzato la discussione sulla razza, anche questa vista da un punto di vista diverso da quello abituale. Americanah è, insomma, scritto a romanzo come scusa per parlare di queste cose, ed il risultato è piacevole oltre che interessante, anche divertente alle volte. Solo un po’ troppo lungo in 490 pagine.

[Einaudi · 490 pagine · isbn 9788806227272]

Pagina 2 di 3

© Nicola Poluzzi