ilPost · Cose, spiegate bene. A proposito di libri

Un libro dedicato ai feticisti dei libri. Non solo dal punto di vista dell’oggetto fisico (o digitale, per ebook ed audiolibri), ma anche economico, culturale e redazionale.

«A proposito di libri» è un libro-rivista nato dalle penne della redazione de «ilPost», testata di informazione online, con la collaborazione della casa editrice Iperborea. Raccoglie una serie di articoli, mini-saggi ed opinioni di scrittori, tutti incentrati sull’arte, l’artigianato e l’industria libraria, soprattutto italiana.

Durante la lettura scopriremo quindi come si scovano gli autori, come si scrive un libro, chi sono editor, traduttori e tutti gli altri, fino ad arrivare alla scelta della carta, del carattere di stampa e della copertina. O forse tutte queste cose al contrario: è veramente un cerchio che si chiude su tutto quello che riguarda un libro in Italia. Ah, e senza dimenticare librerie, classifiche…

Interessante lettura che apre molti sguardi su aspetti sconosciuti ai più, me compreso. Magari non si potrà andare più di tanto in profondità su tutti gli aspetti (immagino ci sarebbe da dire molto di più), anche a costo forse di qualche piccola inesattezza, però è davvero utile per rendersi conto di c’è dietro, cosa fa, come ed in quali condizioni.

Uno «spiegone» (su questo ed altri temi) che sarebbe davvero utile a molti criticoni, se avessero mai l’umiltà di voler imparare.

[Iperborea · 238 pagine · isbn 9788870919769]

Ken Follett · I pilastri della terra

Fumettone ambientato nell’Inghilterra del dodicesimo secolo, tra conventi, città fortificate e guerre tra re e pretendenti tali. Il filo conduttore di tutta la vicenda è la costruzione di una nuova cattedrale per il priorato di Kingsbridge: una impresa titanica che si scontrerà con gli avvenimenti della storia, ma soprattutto con le macchinazioni di nemici ed interessi avversi.

È un classico libro costruito per renderti difficile interrompere la lettura, e direi che ci riesca bene. Questo nonostante i momenti didascalici ed i «riassunti» periodici camuffati da elucubrazioni mentali di questo o quel personaggio. Tanti sono i fili della trama che si formano nelle più di mille pagine del romanzo, e bisogna dare credito a Follet di averli saputi mantenere della lunghezza giusta: non tutti si concludono alla fine del libro, ma mi è sembrato ci fosse un bel ritmo tra storie maggiori e minori.

Un’altra cosa che ho apprezzato, a differenza di altri libri con costruzioni simili, è stato il fatto che non mi sia stata data la possibilità di avere uno o più fili conduttori «preferiti». Quando si creano dei preferiti, le parti di romanzo che non li trattano spesso si trasformano in poco più che «scocciature», e si leggono non aspettando altro di poter tornare a ciò che interessa maggiormente. Ne I pilastri della terra non è stato così, almeno per me, e questo ha eliminato uno degli aspetti che più mi infastidisce in romanzi di questo tipo.

Per quello che riguarda l’ambientazione storica, il lavoro fatto per immergere il lettore mi è sembrato sufficiente. Non nel senso che non ci si riesca ad immedesimare, ma solo che Follet a mio parere ha messo giusto il necessario per rendere credibile e coinvolgente l’ambientazione, senza spingersi troppo in là nella ricostruzione. L’impressione è che abbia dato più importanza alla storia, e del resto (non sono un esperto) è probabilmente quella che rende un successo un libro come questo. L’ambientazione «storica» aiuta, ma basta che si intraveda.

Alla fine è stata una lettura piacevole, perfetta se ci si vuole svagare e staccare un po’.

[Mondadori · ebook · 1049 pagine · isbn 9788852022166]

Anthony Lambert · Lost Railway Journeys

La storia della ferrovia è ricca di strani progetti, imprese pionieristiche, personaggi curiosi, successi e fallimenti. Alcuni dei tentativi messi in pratica durante i decenni sono arrivati fino a noi e sono ancora la base di come spostiamo persone e merci con i treni. Altri tentativi, invece, sono stati destinati al fallimento, a causa di errori di fondo oppure, semplicemente, perché la Storia ha improvvisamente cambiato direzione.

In Lost Railway Journeys l’autore ci racconta di 33 progetti ferroviari che non esistono più, selezionati in base alla spettacolarità dell’ambiente in cui sono nati e poi morti, oppure per via di altre caratteristiche uniche che li contraddistinguevano.

La presentazione di ogni linea è corredata da parecchie belle foto generalmente di alta qualità e di dimensioni generose, che ci aiutano ad immergerci in ambienti diversi ed in tempi ormai passati (ne potete vedere alcune in questo articolo di Atlas Obscura). La parte testuale invece si addentra abbastanza (per quanto possono concedere poche pagine per ogni linea presentata) negli aspetti non solo del luogo, ma anche delle tecnologie utilizzate per costruire la linea e, poi, espletare il servizio. Ho molto apprezzato l’ampio respiro delle linee scelte che coprono un po’ tutti i continenti principali, permettendoci di conoscere anche un po’ di più di luoghi a noi lontani, a volte anche poco accessibili.

L’unico aspetto che mi sento invece di criticare (ma non poi più di tanto) è quello cartografico. Mi è capitato più volte di non trovare un luogo, citato nel testo, all’interno della mappa presente per ognuna delle linee. È un po’ un peccato, e non capisco il perché di questa svista.

Ad ogni modo è stato piacevole leggere e sfogliare questo libro. Alcune ferrovie sono davvero state interessanti, e molte foto davvero belle da guardare e riguardare nel dettaglio.

[White Lion Publishing · 208 pagine · isbn 9781781318539]

Kurt Vonnegut · Perle ai porci

È difficile a prima vista dire quale sia la storia narrata da questo libro, non tanto perché manchi, ma perché è pressoché irrilevante. Nonostante questo Perle ai porci non è un libro noioso, anzi è coinvolgente ed a tratti divertente, con le situazioni e gli escamotage surreali che ci presenta.

Qual è, quindi, lo scopo di questo libro? Penso che per come è strutturato le persone potranno trovare molti significati diversi, io ci ho visto oltre ad una valutazione sul valore della beneficenza, anche una non velatissima critica ad alcuni modelli capitalistici e di come questi lascino per loro natura indietro delle persone. Il protagonista sembra volerci insegnare l’importanza di mettersi sul piano degli svantaggiati, a contrasto con la beneficenza interessata ed ipocrita dei benestanti.

[Feltrinelli · 198 pagine · isbn 9788807886874]

Ken Mogi · Il piccolo libro dell’Ikigai

Simpatico libro che spiega l’Ikigai ed i suoi cinque pilastri (vedi ad esempio l’elenco sulla Wikipedia), raccontandolo attraverso episodi e situazioni della vita quotidiana in Giappone. Non si addentra in spiegazioni super-approfondite su che cosa sia l’Ikigai, anche perché è in definitiva un modo per trovare una propria «ragione di vita», e quindi è per definizione personale, almeno nel modo in cui si declina in pratica.

Forse alle volte è un libro che pecca in eccessiva idealizzazione, e racconta i giapponesi in una luce sempre un po’ troppo positiva ed acritica, ma comunque rimane una breve lettura piacevole, con alcune storie simpatiche.

[Einaudi · 176 pagine · isbn 9788806237387]

Allan C. Weisbecker · Cosmic Bandidos

Metà della comicità la fanno i tempi, o almeno così dicono i bene informati (io non sono esperto, mi fido). Probabilmente quello che mi manca nella lettura di romanzi comici è proprio questa componente: non riesco a leggerli dando i tempi giusti. Per cui raramente rido, alle volte mi annoio. È stato un po’ il caso di questo romanzo, assolutamente grottesco e fuori da ogni logica, e questi ultimi sono stati invece gli elementi che ho più apprezzato.

La storia. Che poi a chiamarla «storia» fa anche un po’ ridere già solo così. Siamo in compagnia di un gruppo assortito di «bandidos» sudamericani: trafficanti di droga, avvezzi a lussi, stravizi ed esplosioni. Finché un giorno, il bandido protagonista rimane folgorato dai libri di fisica quantistica che rubano ad un emerito professore universitario americano. Da quel momento, man mano che il nostro si addentra nello studio della difficile materia, tutto si inizia a collegare in modo «magico» (e con l’aiuto di qualche droga) tra l’etica bandidos ed il mondo delle particelle subatomiche. Finché la necessità di saperne di più non diventa così forte, che non rimane che partire per gli Stati Uniti per poter parlare di persona con l’emerito professore, e raccogliere direttamente la sua versione sul mondo della meccanica quantistica.

Non vorrei essere accusato di calunnia, ma secondo me le droghe strane non hanno girato solo dentro il romanzo! 😅 L’idea di Cosmic Bandidos è davvero fuori di testa, e certe trovate sono davvero notevoli. Solo, oltre alla mia deficienza nella lettura di romanzi comici, peccato per la ripetitività della formula nella seconda parte del libro.

[Marcos Y Marcos · 285 pagine · isbn 9788871688480]

Kader Abdolah · La casa della moschea

Questo romanzo mi ha suscitato molte emozioni. L’autore ci dice che è stato scritto per l’Europa, come riportato nel risvolto di copertina, ma credo che sia anche un romanzo scritto per l’autore stesso, per interiorizzare in qualche modo quello che è accaduto al suo paese, oltre che per condividere quella che per molti versi è una lettera d’amore alla propria terra. Un amore che trapela proprio da ogni riga, ed a cui è difficile rimanere indifferenti, anche, o forse soprattutto, quando magari idealizza un po’ troppo il passato.

Però è meglio se vado in ordine. La casa della Moschea racconta un breve arco temporale nella storia di una millenaria moschea della città iraniana di Senjan, proprio negli anni a cavallo tra la caduta dello scià e la rivoluzione iraniana del 1979. La famiglia che gestisce la moschea è portatrice di tradizioni antichissime, che arriveranno in qualche modo a scontrarsi con l’avvento della modernità, e faranno fare ai vari componenti della famiglia scelte molto diverse, soprattutto in vista della rivoluzione islamica.

Ci credo quando Abdolah dice che è un libro scritto per l’Europa. Dietro alla storia narrata c’è quasi un’opera di istruzione: quella di raccontare l’Iran dall’interno e da un punto di vista più umano che geo-politico, perché prima di tutto ci sono le persone. L’obiettivo credo sia stato raggiunto: al di là delle scelte anche terribili che alcuni membri della casa decideranno o saranno portati a fare, La casa della Moschea ci aiuterà a capire il perché di queste scelte, la loro umanità o disumanità, e facendo questo ci fornirà uno sguardo su una nazione che ho trovato davvero di grande valore.

[Iperborea · 500 pagine · isbn 9788870911633]

Arsenio e Chiara Frugoni · Storia di un giorno in una città medioevale

Dalle strade e dalle piazze fino al relativo privato delle mura domestiche, questo libro ci porta in un piccolo viaggio nel quotidiano delle famiglie di una città italiana del 1200-1300. Il lavoro, le attività domestiche, il tempo libero e la cura dei bambini sono i principali aspetti toccati dagli autori, che aiutati dal corredo di un ricco apparato iconografico composto principalmente da dipinti e da belle miniature, cercano di immergerci nella giornata di un tempo ormai lontano da noi.

Una lettura interessante e piacevole, che a parte qualche divagazione a mio parere un po’ troppo fuori tema, riesce a raccontare aspetti poco conosciuti ma comunque di gran fascino di un mondo che riteniamo a torto «oscuro» o «poco interessante».

Una nota a parte merita il breve saggio introduttivo di Arsenio Frugoni, che mi è piaciuto davvero in modo particolare. In poche pagine riesce a condensare una grande mole di informazioni, pur rimanendo molto evocativo e quindi facendoci immergere benissimo in alcuni aspetti della vita del duecento e trecento.

[Editori Laterza · 212 pagine · isbn 9788858126349]

Liu Cixin · Il problema dei tre corpi

Quando ho letto fantascienza l’ultima volta? Mesi fa? Anni? Sono stato un avido consumatore del genere, poi un po’ mi è passata la smania mentre andavo alla scoperta di altri lidi. È stato piacevole tornare «a casa» con un libro che racchiude diversi interessanti spunti di novità.

Prima di tutto l’ambientazione: non sono certamente abituato (io e credo buona parte del mondo «occidentale») ad un romanzo cinese e di ambientazione cinese, soprattutto se calato come in questo caso nella storia del paese stesso, che riveste un ruolo importante. Che dire poi dell’aspetto scientifico: Il problema dei tre corpi è davvero un romanzo di fanta-scienza (o science fiction, se preferite). Liu Cixin ha una formazione ingegneristica, ma in questo libro la fa da padrona senza dubbio la fisica, insieme a tante altre branche scientifiche e tecniche. È un tipo di fantascienza che negli ultimi anni ha preso abbastanza piede, e devo dire che non mi dispiace: del resto non si può parlare soltanto di alieni e minacce spaziali.

Ah… mi dicono però che è proprio quello di cui parla questo libro! Vero. Però ne capovolge decisamente la classica struttura, diventando per lo più un romanzo di investigazione, ricco di suspense ed anche con interessanti momenti di azione, con alcuni personaggi curiosi dal gusto quasi hard boiled.

La storia non si conclude con la fine del libro, e del resto ci sono già due sequel tradotti in Italia. Però la sospensione della storia non lascia l’amaro in bocca, e secondo me è un bel libro anche da solo. Infatti non sono certo che leggerò i prosieguo, preferisco forse rimanere con la vicenda aperta, per provare ad inventarmi un mio finale.

È stato un bel ritorno alla fantascienza, uno di quei libri che non riesci a «mettere giù» e che al contempo per me ha portato qualcosa di nuovo nel genere. Mi dispiace solo non averlo letto in inglese: se ben capisco questa è una traduzione in italiano della traduzione inglese dell’originale cinese. Un po’ troppi passaggi, forse.

Un ultimo avvertimento: cercate di non leggere il riassunto che Mondadori ha messo (almeno nella mia edizione) nel risvolto di copertina. Secondo me dice davvero troppo, e vi rovinerebbe qualche colpo di scena.

[Mondadori · 354 pagine · isbn 9788804680604]

Anna Banti · Noi credevamo

Domenico Lopresti, il protagonista di questo romanzo, ci racconta in prima persona la sua partecipazione attiva al Risorgimento italiano. Dai moti contro il regno borbonico, che gli farà passare lunghi anni nelle terribili carceri del Regno delle Due Sicilie, poi nelle spedizioni garibaldine, infine come una specie di esule politico a Torino. Di incrollabile fede repubblicana, vive con dolore e rabbia il fatto che l’unificazione d’Italia non porti alla nascita di una repubblica, ma rimanga invece sotto il giogo di un re, diverso, ma per molti versi uguali all’odiato Borbone.

È proprio questa rabbia il filo conduttore di tutto il romanzo. Domenico ci racconta la sua vita in un lungo flashback che si dipana durante i suoi ultimi giorni, e quello che unisce tutte le vicende della sua esistenza è appunto la rabbia, la disillusione e l’amarezza per la distruzione di tanti ideali. È una rabbia che non si concentra soltanto sugli altri, ma anche e soprattutto contro se stesso: non c’è piccolo errore o debolezza che non si rimproveri e su cui non si prenda del tempo per un’analisi completa e spietata.

Lo stile di scrittura usato dall’autrice, Anna Banti (pseudonimo di Lucia Lopresti), si adatta molto bene a mio parere a questo scopo. La prosa è molto densa: le frasi sono secche e definitive come le elucubrazioni ed i giudizi del protagonista. Il tutto si concretizza in un racconto del risorgimento da un punto di vista scevro di ogni propaganda od esaltazione, che ne mette in risalto gli aspetti contraddittori o tragici, nella povertà materiale ed ideale di tanti italiani. Una variante del famoso «fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani».

[Mondadori · 344 pagine · isbn 9788804603849]

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© Nicola Poluzzi