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Anthony Lambert · Lost Railway Journeys

La storia della ferrovia è ricca di strani progetti, imprese pionieristiche, personaggi curiosi, successi e fallimenti. Alcuni dei tentativi messi in pratica durante i decenni sono arrivati fino a noi e sono ancora la base di come spostiamo persone e merci con i treni. Altri tentativi, invece, sono stati destinati al fallimento, a causa di errori di fondo oppure, semplicemente, perché la Storia ha improvvisamente cambiato direzione.

In Lost Railway Journeys l’autore ci racconta di 33 progetti ferroviari che non esistono più, selezionati in base alla spettacolarità dell’ambiente in cui sono nati e poi morti, oppure per via di altre caratteristiche uniche che li contraddistinguevano.

La presentazione di ogni linea è corredata da parecchie belle foto generalmente di alta qualità e di dimensioni generose, che ci aiutano ad immergerci in ambienti diversi ed in tempi ormai passati (ne potete vedere alcune in questo articolo di Atlas Obscura). La parte testuale invece si addentra abbastanza (per quanto possono concedere poche pagine per ogni linea presentata) negli aspetti non solo del luogo, ma anche delle tecnologie utilizzate per costruire la linea e, poi, espletare il servizio. Ho molto apprezzato l’ampio respiro delle linee scelte che coprono un po’ tutti i continenti principali, permettendoci di conoscere anche un po’ di più di luoghi a noi lontani, a volte anche poco accessibili.

L’unico aspetto che mi sento invece di criticare (ma non poi più di tanto) è quello cartografico. Mi è capitato più volte di non trovare un luogo, citato nel testo, all’interno della mappa presente per ognuna delle linee. È un po’ un peccato, e non capisco il perché di questa svista.

Ad ogni modo è stato piacevole leggere e sfogliare questo libro. Alcune ferrovie sono davvero state interessanti, e molte foto davvero belle da guardare e riguardare nel dettaglio.

[White Lion Publishing · 208 pagine · isbn 9781781318539]

Arsenio e Chiara Frugoni · Storia di un giorno in una città medioevale

Dalle strade e dalle piazze fino al relativo privato delle mura domestiche, questo libro ci porta in un piccolo viaggio nel quotidiano delle famiglie di una città italiana del 1200-1300. Il lavoro, le attività domestiche, il tempo libero e la cura dei bambini sono i principali aspetti toccati dagli autori, che aiutati dal corredo di un ricco apparato iconografico composto principalmente da dipinti e da belle miniature, cercano di immergerci nella giornata di un tempo ormai lontano da noi.

Una lettura interessante e piacevole, che a parte qualche divagazione a mio parere un po’ troppo fuori tema, riesce a raccontare aspetti poco conosciuti ma comunque di gran fascino di un mondo che riteniamo a torto «oscuro» o «poco interessante».

Una nota a parte merita il breve saggio introduttivo di Arsenio Frugoni, che mi è piaciuto davvero in modo particolare. In poche pagine riesce a condensare una grande mole di informazioni, pur rimanendo molto evocativo e quindi facendoci immergere benissimo in alcuni aspetti della vita del duecento e trecento.

[Editori Laterza · 212 pagine · isbn 9788858126349]

Volker Ullrich · 1945. Otto giorni a maggio.

Sono un completo novellino per quello che riguarda i libri a tema storico, ma sicuramente ora che ho toccato il genere mi è venuta voglia di leggerne ancora, e tanti. A causa di questa mia scarsa conoscenza, tuttavia, mi è impossibile confrontare e collocare questo libro nel panorama degli altri libri simili: il mio campione statistico è uno, ci sono ben pochi confronti che possa fare!

Ma veniamo al caso specifico, pur con tutti miei limiti di cui sopra. Questo libro racconta degli avvenimenti che si verificarono in Germania a partire dal suicidio di Hitler e per i successivi otto giorni, fino alla resa. Cosa successe alla catena di potere e di comando? Cosa accadde nelle città, nelle campagne, ai cittadini ed alle migliaia di prigionieri nei campi di concentramento? Insomma, come avvenne la caduta del nazismo, e che ripercussioni questa modalità avrebbe avuto negli anni a seguire?

Tante sono le persone ed i luoghi che popolano la caduta di un regime, il rischio di confondersi un po’ c’è, soprattutto per chi, come me, non è un completo ignorante di storia, ma non è nemmeno particolarmente ferrato su alcuni suoi aspetti. Tuttavia devo dire che Ullrich ci racconta tutto quanto in maniera abbastanza ordinata, e non difficile da seguire, quasi coinvolgente, forse. Sicuramente un aspetto positivo, che si somma ad un libro che tratta aspetti importanti e un po’ meno conosciuti della terribile vicenda nazista.

[Feltrinelli · 336 pagine · isbn 9788807111532]

John G. Neihardt · Alce Nero parla

Alce Nero è stato un «uomo della medicina» vissuto dal 1863 al 1950 ed appartenente alla tribù degli indiani Ogala. In questo libro, scritto nel 1932, racconta attraverso la scrittura di John G. Neihardt la sua vita e, in particolare, la sua grande visione avuta da fanciullo.

Nato e cresciuto durante una terribile fase di soprusi e massacri compiuti dagli invasori «bianchi», Alce Nero si sente investito, a seguito della sua visione, del grande dovere di aiutare a salvare la nazione dei nativi americani.

Erano venuti per uccidere le nostre madri e i nostri padri e noi, e quella era la nostra terra.

Per questo è testimone e partecipe di famose battaglie contro i soldati invasori, prima insieme a Cavallo Pazzo, poi con altri gruppi in seguito all’uccisione di quest’ultimo.

Per quanto questo libro possa essere stato in qualche modo «filtrato» dalla scrittura di un’occidentale, ed infatti ha suscitato qualche controversia il modo in cui ha raccontato la cultura e la religione degli Ogala, rimane comunque un fortissimo testamento e denuncia delle colpe commesse dagli invasori «occidentali» (si può dire anche se in realtà venivamo da oriente rispetto all’America?).

Ricevevamo più menzogne che bestiame, e non potevamo mangiare le menzogne.

Vedere la storia dalla parte dei vinti è spesso molto istruttivo, ed Alce Nero parla è sicuramente un libro a dimostrazione di questa teoria.

[Adelphi · 280 pagine · isbn 9788845907562]

Alfred Lansing · Endurance

All’inizio della lettura mi sono un po’ pentito della scelta. Perché mi sono messo a leggere un libro di esplorazione ed avventura? Poi proprio il racconto di una di queste «prove di forza umane» al limite del machismo, per vanteria di una qualche potenza mondiale! Ma dov’è che ho letto di questo libro? Perché dovrebbe interessarmi?

La realtà è che qualche anno fa mi è capitato di leggere I ragazzi di Barrow di Fergus Fleming (in realtà l’ho regalato a mio padre – per poi farmelo prestare, ovvio), che racconta una parte di questa corsa alle esplorazioni. Lo fa da un punto di vista completamente diverso rispetto ad Endurance, un po’ più dal punto di vista storico, fatto sta che sempre di esplorazioni parla. Il libro di Fleming mi era piaciuto davvero molto, e mi ha lasciato la voglia di leggere di più sull’argomento. Tempo dopo devo aver letto da qualche parte di Endurance, l’ho segnato nella lista dei libri da leggere, ed eccoci qui ora a recensirlo.

Come scrivevo in apertura, all’inizio mi sono sentito un po’ annoiato e forse anche spaesato. Magari era la mia scarsa conoscenza del tema letterario dell’avventura, fatto sta che dove I ragazzi di Barrow era quasi spiritoso nel raccontare qualche peripezia, qui ci si trova immersi nel racconto senza particolari sprazzi o arzigogoli. Poi però, andando avanti, anche questo stile di scrittura tutto sommato asciutto è riuscito a prendermi, forse sono anche stato in grado di immedesimarmi maggiormente, fatto sta che sono arrivato alla fine davvero immerso nella storia.

Pensare a certe situazioni sul divano con il riscaldamento acceso in casa fa abbastanza impressione.

[TEA Libri · 308 pagine · isbn 9788850203932]

Yuval Noah Harari · Sapiens

È interessante come viene ripercorsa la storia umana fino al giorno d’oggi, mettendo in risalto i punti di rottura e di continuità che si sono succeduti nel tempo. Spesso viene anche dimostrata l’irreversibilità di certi cambiamenti e come questi ci abbiano in pratica «legato le mani», altre volte perché questi stessi cambiamenti abbiano potuto imporsi su altri.

Ho trovato molto interessante, in questo libro, il punto di vista sulle religioni, sulla loro origine, ragione di esistere e sulle loro trasformazioni. La definizione data di religione mi sembra interessante, così come è interessante vedere come si applichi a molte cose che non considereremmo normalmente religioni, come la giustizia universale, il comunismo, il capitalismo ed altre.

La parte che mi ha meno convinto del libro è quella finale, dove l’autore prova a fare predizioni ed a dare consigli per il futuro. L’ho trovata un po’ scontata, ma soprattutto paternalistica. Abbastanza antipatica, inoltre, la propaganda vegetariana, la quale tra l’altro cozza con lo stile di tutto il resto del libro, in cui l’autore ha cercato di evitare giudizi sulle cose raccontate.

In definitiva un libro che ha offerto una bella carrellata, scritta in uno stile divulgativo forse un po’ «caricato», come alcuni hanno criticato, ma che ho trovato adatto ad un prodotto che comunque vuole essere sì thought provoking (come scriverebbe Bill Gates, sul cui sito ho letto di questo libro), ma comunque accessibile ad un pubblico abbastanza ampio. Alcuni aspetti mi hanno decisamente «catturato», e sono sicuramente meritevoli di un ulteriore approfondimento futuro.

La biologia consente, la cultura proibisce. […] La cultura tende a sostenere che essa proibisce solo ciò che è innaturale. Ma da un punto di vista biologico niente è innaturale. Tutto quello che è possibile è, per definizione, anche naturale. Un comportamento realmente innaturale, cioè che vada contro le leggi di natura, semplicemente non può esistere.

[Bompiani · ebook · 544 pagine · isbn 9788858766811]

© Nicola Poluzzi