William Gibson · Neuromancer
Dopo tanti anni mi sono finalmente deciso a rileggerlo, ma in inglese. Mi ha aiutato nella decisione un post che ho visto su un qualche sito che lo riesaminava in chiave attuale. È sempre stato luogo comune che entrambe le traduzioni italiane (la prima di Editrice Nord e poi la nuova credo di Mondadori) non fossero all’altezza dell’originale, e così mi sono deciso di provare in lingua originale. Poi, dato che la copertina dell’attuale edizione paperback mi fa ribrezzo, mi sono anche regalato una edizione speciale cartonata molto più carina.
La prima notizia è che in inglese si fa fatica allo stesso modo che in italiano a seguire certi passaggi, la seconda notizia è che questo libro è una figata assurda (terminologia altamente tecnica). L’ambientazione, soprattutto della prima parte a Tokyo e poi nello «sprawl», è di una immersività incredibile, e ne sono stato letteralmente risucchiato dentro. Nella parte successiva il libro sembra un po’ cambiare e diventa più «astratto», sia nelle ambientazioni che nello svolgimento della trama, ma del resto stiamo trattando con la «matrice» ed altri costrutti informatici, quindi ci sta.
Sono stato contentissimo di averlo letto in inglese, e poi questa edizione è anche bella da avere e fare i fighi con i propri libri (sì, certo, capita spessissimo, cosa credete?). Capisco ancora di più l’impatto che ha avuto negli ultimi trent’anni e che sta continuando ad avere oggi: è evocativo come pochi libri e da ancor più da pensare alla luce delle «intelligenze artificiali» che vanno tanto di moda in questo periodo.
